|
MILANO, ‘POLIZZE LEHMAN’ IN TRIBUNALE. BANCA NETWORK E AVIVA RIMBORSANO
Truffa contro ignoti. È la denuncia presentata presso il Tribunale di Milano da un Comitato di 120 risparmiatori (2 milioni di euro la richiesta di risarcimento) rimasti impigliati nei mancati rimborsi di alcune polizze index e unit linked, legate a obbligazioni strutturate di Lehman Brothers, la ormai famosissima banca statunitense fallita il 15 settembre 2008. Questi prodotti sono stati venduti in Italia a partire dal 2001 anche dalla Banca Popolare di Lodi (Bpl) - il gruppo finito poi sotto i riflettori della magistratura a causa della gestione di Giampiero Fiorani - e Aviva, uno dei colossi assicurativi britannici. Secondo i promotori dell’iniziativa legale, il reato di truffa si ipotizzerebbe sia a causa del fallimento della banca nordamericana, sia perché l’alto tasso delle commissioni caricate sui prodotti ha di fatto eroso ogni margine di rendimento. Bpl oggi si chiama Banca Network ed è controllata da Sopaf, Aviva, de Agostini e Banco Popolare. Le polizze – nonostante quanto pubblicizzato – non hanno garantito il capitale poiché, in caso di insolvenza dell'emittente dei bond cui erano indicizzate, il rischio è stato confluito a carico del risparmiatore, una clausola ritenuta vessatoria dagli avvocati del Comitato che chiedono la nullità di quei contratti assicurativi. Un altro fatto, secondo i risparmiatori, è ancora più illuminante: queste index vendute da Bpl non hanno specificato alla clientela che il rendimento o la perdita sarebbe stato indicizzato a Lehman Brothers, evidenziando solo come la banca statunitense fosse il collocatore sul mercato del prodotto stesso. In sostanza, invece, Lehman ha venduto il proprio bond attraverso il veicolo Quartz (con sede nel Jersey), il quale è stato comprato da Commercial Union (poi divenuta Aviva), la quale a sua volta lo ha rivenduto sotto forma di polizza attraverso Bpl. In questo modo il bond Lehman, destinato solo a un mercato di professionisti, è finito al segmento retail (le famiglie, i lavoratori dipendenti e autonomi e i liberi professionisti), che ha pagato una commissione annua di gestione pari al 5,38%, cifra non banale per un prodotto che di fatto è stato gestito negli Usa. Le unit, al contrario, hanno promesso un rendimento solo se si fosse verificato un evento, con un incremento del fondo di riferimento pari al 20%, cosa che non si è assolutamente realizzata. Va da sé che anche in questo caso il capitale non solo non ha reso ma non è stato neppure garantito. Negli ultimi giorni, Banca Network e Aviva hanno comunicato – probabilmente spinte anche dall’iniziativa promossa presso il tribunale milanese – che procederanno al rimborso del 100% del capitale versato agli oltre 1.300 risparmiatori in possesso di polizze index. E’ un’operazione che durerà sette anni ed avrà un costo a carico delle imprese pari a 19 milioni di euro. Infine, secondo l’Istituto di vigilanza delle imprese assicurative (Isvap), a giugno del 2010 sono stati ristrutturati il 96% di tutte le polizze assicurative index linked vendute in Italia che hanno avuto come sottostante titoli di emittenti fallite o insolventi (non solo Lehman Brothers ma anche le banche islandesi Glitnir, Kaupting Bank e Landsbanki). Il valore nominale delle ristrutturazioni è pari a 2,3 miliardi di euro. In genere, le polizze sono state trasformate con premi versati rivalutabili e durata maggiore rispetto al contratto precedente.
|