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BANCHE, TRUFFA AGGRAVATA E USURA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 09 Dicembre 2010 13:48

BANCHE, TRUFFA AGGRAVATA E USURA PER DERIVATI VENDUTI A CLIENTI IGNARI

Inizia anche in Italia il contrasto giudiziario alla vendita inadeguata di derivati da parte delle banche. Questi sono prodotti che spesso producono danni a clienti inconsapevoli, ai quali non vengono proposti per l'originaria funzione - la copertura dal tasso di cambio delle valute per gli operatori del commercio internazionale - ma sempre più di frequente per 'proteggere' privati e aziende sul rialzo dei tassi d'interesse su prestiti e mutui, anche per la prima casa. Per la prima volta nel nostro Paese, un pubblico ministero (della Procura di Acqui Terme, in provincia di Alessandria) ha chiesto il rinvio a giudizio di un direttore e di un funzionario di filiale (addetto al business market) - entrambi ora in forza a Unicredit ma all'epoca dei fatti dipendenti di Cassa di Risparmio di Torino (Crt) - contestando loro anche il reato di usura, oltre a truffa contrattuale aggravata. Ai primi di febbraio 2011, il giudice per l'udienza preliminare deciderà se si celebrerà il processo o no. Lo ha rivelato nei giorni scorsi Plus, il settimanale finanziario de Il Sole 24 Ore. Gli eventi risalgono al settembre del 2000, quando la Crt di Acqui T. propose a un'azienda cliente - esposta per un finanziamento a tasso variabile - di proteggersi dal rialzo dei tassi a breve con un contratto swap. In realtà, l'operazione produsse subito una perdita per l'impresa sottoscrittrice, alla quale la banca offrì l'apertura di un secondo derivato, per ripianare la perdita del primo e confermare la presunta protezione. E dopo questo secondo contratto, anch'esso con un risvolto negativo dal punto di vista finanziario per l'azienda cliente, l'agenzia suggerì di firmare un terzo swap con  le identiche finalità. Solo a questo punto, a fronte di una perdita totale di euro 55.400, nel febbraio 2005 l'impresa decise di chiudere definitivamente il derivato, pagando le perdite e denunciando la banca. Secondo l'accusa, l'istituto avrebbe - piuttosto che amministrare singole operazioni  - realmente gestito dei derivati, al fine di dissimulare un nuovo finanziamento al cliente e incamerando commissioni occulte. Ma, inoltre, il cliente sarebbe stato sempre all'oscuro delle perdite, sia del primo che del secondo swap, ripianate con un nuovo derivato e con un transito di liquidità dalla banca al conto corrente dell'impresa e infine ancora alla banca. Proprio quest'ultima operazione sarebbe all'origine dell'ipotesi del reato di usura, poiché l'istituto stabilì nell'ultimo passaggio del denaro un tasso a debito del cliente pari al 28,39%, molto più alto della soglia di usura del periodo stabilita dal Ministero dell'Economia, oscillante tra il 9,89% e l'11,36%. Secondo la Procura di Acqui T., il direttore e il funzionario di Crt avrebbero venduto quindi prodotti speculativi e inadeguati a un cliente inconsapevole, occultando i rischi, e indotto i rappresentanti dell'azienda ad accreditarsi ufficialmente come operatori qualificati, un'operazione che di fatto escluse i contratti dall'applicazione delle regole dell'Autorità di vigilanza. La tesi della difesa, la quale sostiene che i costi occulti (i 55.400 euro) sono in realtà da ritenersi commissioni remunerative della banca, è contestata dai magistrati in quanto tali costi non furono mai esplicitati al cliente, se non al termine della terza operazione di swap. Anzi, la Procura sostiene che Crt abbia commesso almeno quattro aggravanti: danno rilevante al cliente, forte asimmetria informativa, abuso di prestazione d'opera professionale di natura fiduciaria e il tutto nell'esercizio di un'attività bancaria.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 14:53
 
 
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