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GRANDE CRISI: 2011, ARRIVA NUOVO 'MOSTRO'? PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 07 Marzo 2011 09:00

GRANDE CRISI: 2011, ARRIVA NUOVO 'MOSTRO'?

Che succede in questo 2011? I primi due mesi dell'anno hanno già dato una chiara idea degli scenari in arrivo, o dei 'mostri', come li chiama il Ministro dell'Economia italiano, Giulio Tremonti, paragonando il quadro macro economico mondiale ad un videogame di combattimento. La 'primavera' araba - qualcuno l'ha paragonata alle rivoluzioni del 1989 nei Paesi dell'Europa orientale comunista - modifica tutto il quadro politico, sociale ed economico del mondo islamico, detentore dei maggiori giacimenti mondiali di materia prima per l'energia, indispensabile ai Paesi industrializzati del Primo Mondo che non hanno risorse in patria di gas e petrolio (fatta eccezione per Usa e Russia). Dopo la caduta dei regimi di Ben Alì e Mubarak in Tunisa ed Egitto, oggi si scruta la Libia per cercare di capire se Gheddafi riprenderà il comando di tutto il Paese, morirà o fuggirà in esilio spinto dalla rivoluzione sotte le bandiere dell'ex monarchia locale o ancora se nasceranno due nuove entità statali, tutt'altro che nuove in verità, la Tripolitania dal marchio beduino e la Cirenaica più simile al vicino Egitto. Ma c'è apprensione anche per il resto del mondo islamico arabo e convertito, scosso dalle manifestazioni popolari contro i rispettivi governi in Algeria, Bahrain, Giordania, Iran, Oman e Yemen. Gli analisti europei ed americani temono soprattutto l'instabilità eventuale in Arabia Saudita,
Paese decisivo in quello scacchiere geopolitico. Per non parlare del timore che i movimenti arabi possano essere cavalcati dalla rete di Al Qaeda, molto attiva soprattutto nello Yemen. L'apprensione dell'Occidente - oltre che per il destino democratico dei Paesi in rivolta contro i propri governi (negli anni '90, in Algeria le elezioni politiche furono vinte dal movimento integralista islamico a cui impedì di governare un 'golpe' paramilitare che di fatto scatenò una sanguinosa guerra civile, terminata solo da alcuni anni) - è soprattutto sulle conseguenze economiche causate da questi avvenimenti, di cui già abbiamo avuto i primi sintomi, semplicemente verificando che il prezzo della benzina alla pompa è sempre più vicino ai due euro al litro. L'instabilità in questi Paesi, infatti, sta innervosendo il mercato del barile di petrolio, sia a New York sia a Londra, con chiari accenni di una prossima corsa al rialzo dei prezzi, nel bel mezzo di un aumento massiccio già in atto sulle derrate alimentari, soprattutto a causa di siccità e inondazioni che hanno colpito i 'granai' del mondo in Russia, Asia orientale e Australia. Nonostante i Paesi produttori di greggio (tra i quali ci sono anche Norvegia, Russia e Venezuela) abbiano già assicurato che il gap produttivo causato dal calo di esportazioni dai Paesi insorti possa essere garantito senza problemi,
i mercati finanziari - che investono centinaia di miliardi di dollari ed euro in futures sul prezzo del petrolio - non sembrano reagire con tranquillità e la spirale della ripresa dell'inflazione sembra ormai alle porte. Tra poche settimane, la Banca centrale europea (Bce) sicuramente alzerà il Tasso ufficiale di sconto (Tus), già il più alto del mondo (1%) se paragonato a quelli vigenti in Gran Bretagna, Usa e Giappone. Ciò automaticamente alzerà nella Ue i tassi di riferimento dei prestiti interbancari (quelli che formano gli indici Euribor), incidendo all'insù anche sulle rate da pagare da parte dei sottoscrittori di mutui a tasso variabile per l'acquisto di  beni immobili. Negli Usa, invece, il percorso inflattivo assume dinamiche diverse, dovute alla differente reazione della Federal Reserve, ma comunque anch'esse in asse parallelo rispetto alla retta verso l'alto del prossimo rialzo dei prezzi dei carburanti. La Fed, infatti, è più orientata a continuare nella sua politica di acquisto di propri Titoli di Stato, praticamente immettendo contanti sul mercato finanziario, contribuendo così anch'essa all'aumento dei prezzi. Il calcolo della Banca centrale statunitense è semplice: più dollari in circolazione tengono la moneta di Washington deprezzata rispetto all'euro, aiutando così le esportazioni nordamericane, e svalutano l'enorme quantità di cash statunitense in mano alla Cina, sotto forma di Treasuries, riuscendo finalmente a trovare una leva di pressione sul governo di Pechino, sempre più orientato verso la corsa al riarmo - imminente il varo della prima portaerei della flotta comunista - e il 'niet' alla rivalutazione dello yuan richiesta da europei e nordamericani (la moneta cinese è agganciata ad un tasso di cambio pressochè fisso sul dollaro, in base ad un accordo di alcuni anni fa, deciso in un mondo diverso ed entusiasta per la crescita economica in tutti i Paesi principali). Una partita economica, finanziaria e geopolitica, quindi, tra Usa e Cina. Il grande ritorno dell'inflazione, già oltre il 2% nella Ue in questo marzo 2011, resta comunque il tema prioritario economico-finanziario dell'anno in corso. La novità - l'ennesima dopo l'inizio della Grande Crisi nel settembre del 2008, a seguito del fallimento della grande banca d'affari statunitense, Lehman Brothers - è che il nuovo trend inflattivo rischia di mischiarsi (nei Paesi Ue ma anche in Usa) a una ripresa economica soffocata nella culla dal nuovo aumento delle materie prime energetiche e degli alimenti di prima necessità (questi ultimi certamente all'origine della 'primavera' araba che ha visto mobilitare nelle piazze del Cairo, Tunisi, Bengasi ecc. moltitudini di giovani istruiti, disoccupati e senza prospettive di crescita). E in Asia orientale poco cambia ragionando d'inflazione; le speculazioni immobliari in Cina, infatti, unite all'imponente avanzo commerciale sostenuto dalle esportazioni, stanno alimentando l'inflazione, nonostante tutti i tentativi del governo di Pechino di frenarne la crescita. Ma tornando in Europa, il nuovo 'mostro' in arrivo si chiama stagflazione. Per la Ue - tuttora impegnata soprattutto ad evitare il fallimento di qualche Stato associato all'area euro - è lo scenario peggiore: la somma di inflazione e bassa crescita o recessione. Un vero flagello di Dio, se dovesse verificarsi. Anche perchè, la Ue avrà ben poche risorse da impiegare per contrastare uno scenario stagflattivo; è troppo più importante - secondo Bruxelles e Francoforte - garantire la solidità degli Stati membri e dell'euro. L'Italia - in ritardo di decenni sulla via delle riforme per la modernizzazione ed ottimizzazione di tutto il sistema Paese - non è immune da questo scenario. La stagflazione potrebbe essere il colpo di grazia al delicato equilibrio che finora - grazie soprattutto all'utilizzo degli ammortizzatori sociali - ha mantenuto la pace sociale nel Paese. E se la stagflazione dovesse anche incidere negativamente sul debito pubblico italiano (soprattutto a causa dell'effetto di un'eventuale nuova contrazione del Pil come nel 2009), non sarebbe sorprendente ascoltare dal Ministro Tremonti la nuova 'parabola' su un nuovo 'mostro' in arrivo, tutto italiano, brutto ma necessario: quello della tassa patrimoniale una tantum. Se non fosse così, perchè il governo italiano sta insistendo da mesi a Bruxelles per inserire, nei nuovi parametri economico-finanziari di stabilità degli Stati, l'incidenza del debito privato? Nella Ue è noto che le famiglie italiane sono le meno indebitate d'Europa e tra le più attente al risparmio. Inserire questo parametro insieme al debito pubblico per calcolare l'affidabilità o meno dei conti di uno Stato, infatti, significa certo calmierare gli indici di stabilità pretesi da Bruxelles, ma probabilmente anche aver già messo in conto una tassa patrimoniale (magari verificandone i benefici con segreti stess-test del debito pubblico riservati al Ministro Tremonti e ai suoi collaboratori di via XX Settembre a Roma). Che d'altra parte siamo ormai in un ennesimo momento di svolta della Grande Crisi, lo si apprende anche dagli Usa. Dal Texas, John Mauldin, 'guru' finanziario vicino al Partito Repubblicano, sostiene che ora stiamo nell'intervallo tra due Grandi Crisi e che la prossima sarà peggiore del 2008-2010 e coinvolgerà anche la Cina, che sarebbe travolta dalla recessione, e forse anche da moti sociali o socio-politici. Scenari apocalittici? In realtà, è solo una delle teorie che prevedono il double dip, la seconda caduta di una Grande Crisi a doppia V (W): caduta dei mercati finanziari, come nel 2008, accenno di ripresa e nuova caduta in attesa della ripresa vera e propria che tracci l'ultimo segmento lungo della W. Come sopravvivere nella nuova prossima tempesta finanziaria? Mauldin non ha dubbi: comprare e tenere oro fisico - e non futures che scommettono sul prezzo del metallo giallo (ormai oltre i 1.400 dollari l'oncia; 1oncia=28,3 grammi) - e investire in azioni di società biotech. Come dire, il massimo del sicuro e l'eccesso del rischio. L'America è sempre l'America...

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Gennaio 2012 14:48
 
 
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